Qui come altrove, c’è l’uomo che fa lo scalcatore.
Lo chiamano in case raggrinzite di freddo e di livore, perché scalchi i rimorsi.
(I rimorsi son ossi di coscienza, piantati a fittone nei ricordi, come certe conchiglie nell’argilla: vanno tolti, per rendere più tenera la vita)
L’uomo stende le coscienze sul tagliere, le apre con lame delicate, seguendo i nervi delle storie. E’ lì che incontra promesse disattese, vendette, fughe e tradimenti.
Per rimuoverli l’uomo dice solo due parole: “anch’io”.
Al suono, i rimorsi si sciolgono nel grembo di una vasta, materna umanità.
Qui come altrove 20.
15 domenica gen 2012
Posted in qui come altrove
…. che dire…. quasi vorremmo saperne di più di questo materno uomo, che immaginiamo colmo di una dolcezza triste :-)
La immagino come la dolcezza triste di chi ha tanto vissuto: il Tiresia dei Dialoghi con Leucò di Pavese. Ciao, cara: un abbraccio.
z.
Qui come altrove. Anch’io.
Molte grazie
Musette
Musette, così contenta di ritrovarla qui: aspetto di leggerla tra i suoi binari, che in fondo sono righe di altri spartiti.
Un saluto caro.
z.
Leggevo e mi pareva d’udire una voce che declamava al suono dolce le tue parole: questo breve brano è musica poetica, è metafora vellutata, ma incisiva.
Sempre più ammirata, ti lascio tante affettuosità.
annamaria
cara Annamaria, la tua affettuosità arriva gradita quanto la tua gentilezza.
Ti ringrazio tanto.
z.
non so perché ma lo immagino come uno di quegli uomini di paese senza età, con una giacca un pò lisa ed un cappello dalla falda bonaria.
(buon anno*)
Apepam, non far perdere le tue tracce di sirena, per favore: lascia qualche conchiglia che porti alla tua casa nuova.
(auguri anche a te, a lenta cessione, lungo questo anno nuovo)
z.
http://www.apepam.blogspot.com
no, non ci si perde.
:)
http://lunamara001.blogspot.com/
Grazie, Cesy: a presto, con sorrisi nuovi, eh:)
z.
“Per rimuoverli l’uomo dice solo due parole: “anch’io”.”
è l’immensità di questo concetto che mi ha colpito.
un “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, universale, laico.
ché solo riconoscendosi nell’altro, nel bene e nel male, si è veri.
lo scalcatore apre coscienze, ma prima di tutte ha aperto la sua.
come sempre straordinaria, cara Zena.
cara Cristina, tu vai dritta al cuore delle parole (e delle persone).
Un abbraccio.
z.
“Anch’io” . Sembra così facile che pare di potersi costruire un attrezzo artigianale da usare da soli, senza disturbare. Boris Vian aveva pensato ad uno “sterpacuore”, mi attira l’idea di uno “sterparimorso”, leggero e maneggevole, da mettere accanto al mio “generatore di rimorsi”, che non riesco a spegnere.
Ma non è facile. Lo scalcatore avrà senz’altro tanta arte nell’usare le sue due parole magiche. Perchè non è facile, perchè sono davvero magiche, perchè bisogna crederci, alle magie.
Adoro le favole. Adoro le magie. Ma non so se ci credo.
Il generatore di rimorsi, Senza: lo immagino con dentini di carta vetrata. I rimorsi, in fondo, sono il secondo morso delle cose, delle parole, dei gesti. Tutta colpa della nostra capacità di vivere e ri-vivere ogni azione…
Un abbraccio, da trasmettere in casa.
z.
morsi e ri-morsi, vivere e ri-vivere. Bellissimo!
Un bacione a te e un affettuoso cara-te a L.
davvero Bellissimo!
questo post, non pago d’aver ricamato un merletto di profonda verità, saggezza, sensibilità, intuizione…
Non pago di questo e di tutta l’emozione che continua a generare ad ogni
ri-lettura, profumo delicato e graffio al cuore…
Non pago della sua icastica, generosa natura e della miniera di piccoli/grandi pensieri che raccoglie e custodisce e svela…
Non pago, continua a generare commenti degni di lui!
Che post!
Viva!
Autopsia d’un vissuto, nel luogo dei luoghi, nel tempo d’ogni tempo. Necessaria quando la cesta d’anima è piena d’ogni umano, oramai, insostenibile disagio, tanto da diventare bile espansa. Biopsia d’un percorso. Se sincero, ecco che si diventa di nuovo “ madre “, indipendentemente dal sesso, capaci di creare nuovamente, la riconciliazione col sé. Tutto ciò tu lo hai sciolto in una pagina di grande pietas. Di toccante forma poetica.
Cara Mitedora, hai una capacità di penetrare nei testi che mi colpisce ogni volta e mi fa capire quanto sia importante il transito dei pensieri fra le parole: una donazione di senso preziosa.
Ti ringrazio tanto.
z.
Conoscevo un uomo, sai, che somigliava tanto al tuo scalcatore. E se le tue parole lo evocano, vuol dire che non è morto.
Abbiamo pensato alla stessa persona.
Ti abbraccio.
z.
Molto suggestiva questa “figura”, credo che sia necessario incontrarla almeno una volta nella vita.
:) :)
Grazie, Elis.
Ho tanta voglia di sentirti: appena il mio tempo non sarà solo di risulta, ti chiamerò. Intanto prenditi i miei saluti più cari:)
z.
Come sarebbe prezioso uno “scalcatore” in casa di tutti noi . . .
Abbraccio stretto.
grazia
Anche a te, amica cara.
Con affetto.
z.
Se non fosse una frase fatta sarebbe giusto commentare “quest’ uomo è un mito”.
Perché proprio questo facevano i miti, facevano vedere che i tuoi guai, le tue afflizioni, le tue colpe, “promesse disattese, vendette, fughe e tradimenti”,non sono solo tuoi, ma universali, non risparmiano neppure gli dei…
E già questo fa sentire meno soli.
Mentre la confessione tiene al di là della grata, la confidenza scioglie la solitudine se trova l’ospitalità di un abbraccio. Cum-prehendere, in fondo, significa abbracciare, no?
Un caro saluto, Melo.
z.
… con la splendida delicatezza della tua penna (si vola) e un tagliere ad ogni angolo (magari ciascuno è “scalcatore” di se stesso) …
un abbraccio
dado
Grazie, Dado: mi piace la tua casa nuova:)
z.
Lo scalcatore, grazie alla tua magica penna, ci rammenta di pronunciare qualche volta di più quell’anch’io così necessario a medicare le nostre e altrui quotidiane ferite. Grazie per avercelo fatto incontrare. un abbraccio, Annarita.
Cara Annarita, credo che basterebbe un ‘anch’io’ per togliere tante paure…
Un saluto d’affetto.
z.
Fossi anch’io scalcatore, a quell’anch’io aggiungerei l’augurio che i rimorsi siano sempre meno dei desideri.
e io sono totalmente d’accordo con te:)
ciao, Aitan! A presto.
z.
qui è da tornarci. Sicuro…
;-)
…e questo mi fa tanto piacere:)
z.
Un post che fa pensare.
Stefano
TI ringrazio per questo tuo passaggio.
z.
Anch’io.
Anch’io.
:)
z.
ciao, il mio nuovo blog… vieni a trovarmi. Un bacio http://cochina63.altervista.org/
ma certo, Cinzia: già fatto un passaggio!
ciaoooo
z.
bacio al volo
Acchiappato e rilanciato;)
z.
Non avevo mai visto con questa nitidezza e lucidità e insieme con questa levità tutta poetica il lavoro dello psicoterapeuta: te ne ringrazio.
Però non posso fare a meno di pensare, rabbrividendo, alla fedeltà fanaticamente distruttiva e autodistruttiva con cui un famoso psicoterapeuta ha aderito a questo “vedemecum” professionale: Hannibal the Cannibal.
L’identificazione è salvifica solo fin tanto che non abolisce il dialogo, cioè la sostaziale impossibilità a coincidere e sovrapporsi di due coscienze e storie di vita. E’ educare a portare con pazienza e anche, se posso permettermi, pragmatica disinvoltura questo ineludibile e irresolvibile dolore che risulta veramente difficile, alla fine. Parlo come madre, sia chiaro, non sono una terapeuta né mai ho aspirato ad esserlo.
Ciao, grazie di esserci.
Ogni lettura regala un’idea inedita. Grazie per questa chiave di lettura così profonda. C’è, secondo me, una grande verità in quello che dici: l’identificazione senza dialogo non genera conoscenza e neppure consolazione, come non le genera uno specchio. E’ l’incontro nella condivisione, credo, a offrire un’alternativa al profondare nei propri dubbi e nelle paure.
Grazie ancora, di cuore.
z
tu hai intelligenza di cuore
garbin e nebia
tanto fredo anche so e me paroe:-)
Ti abbraccio: il Po è colore del freddo, in questi giorni…. Difficile che le parole non ne risentano.
z.
ciau, Zena..un abbraccio
P.s.
e poi ti chiami Zena…
che bel nome!
:-)
Sai, da piccola lo odiavo il mio nome. Adesso abbiamo fatto pace:)
Un saluto
E un abbraccio a Lino, lì di sopra:)
l’ho letto tante volte e mi ha steso proprio
c’è un universo come sempre nelle tue parole
un pezzo forte potente, straordinario!
chicca
Chicca, grazie, ma proprio grazie di cuore.
z.
vorrei dire tanto…
ma a lui è bastata una parola,
che si ripete in questo mio gesto*
un abbraccio
f.
i gesti: parlano in interfaccia corpo-cuore.
(grazie)
un abbraccio a te.
nove righe da incorniciare.
Le ho già copiaincollate nella mia cartella con scritto “papi” un giorno spero i miei figli l’apriranno per leggere le cose preziose che ho raccolto.
il mio commento si accoda alla citazione evangelica di Cristina Bove.
Nel brano di Giovanni, “lo scalcatore”, quello che per molti è solo un uomo ( per me credente è il Figlio di Dio) con un gesto e poche parole ridona l’intimità, l’identità, la dignità alla donna che ha scoperto l’amarezza di essersi accontentata degli uomini e la riconsegna a se stessa.
I commentatori di questo brano danno motivazioni diverse su ciò che il Cristo può aver scritto in terra.
Anni fa ho conosciuto un uomo, un esegeta camaldolese, lui disse che nella traduzione della parola “scrivere” si può anche leggere “segnare” e mi ha consegnato una chiave di lettura molto speciale di quel brano:
-L’uomo segnava la terra – ossia lasciava un’ impronta sulla terra, un’ impronta dovuta al peso, il peso che quell’uomo abbassandosi fino al suolo si è preso sulle spalle per raccogliere la dignità di quella persona, sollevarla, portarla in alto, portarla alla luce.
Nelle tue parole “anch’io” leggo questa prova d’amore.
Un caro saluto.
Fausto
Camaldoli è uno dei miei luoghi, Fausto.
Ci torno spesso, affascinata dal simbolo della scala che si ripete, costantemente, a scandire il bisogno dell’alto.
A scala era organizzata l’antica biblioteca.
A scala è strutturato il luogo: ai piedi del colle il paese di Poppi, a metà strada il conventum e poi, in cima, l’eremo.
E, adagiati sulla scala, venivano trasportati, per l’ultimo viaggio, i monaci che si spegnevano.
E’ un luogo per pensare e per cercare.
Ti racconterò:)
Grazie per questo tuo bellissimo commento.
Un saluto.
z.
ci sono stato in uno dei momenti più difficili della mia vita, con mia moglie ancora in cura per la leucemia, siamo tornati a casa sereni e con una gran voglia di vita.
Bello da lasciar senza parole. Con questo post, lenitivo, sei tu lo Scalcatore.
Credo che siamo tutti un po’ scalcatori, quando riusciamo a condividere la responsabilità di vivere, così, come si può.
Grazie, proprio di cuore:)
z.
Felice serata, baciotto*
Caro Patt., anche a te.
Che bello che il vecchio gruppo di Splinder sia rimasto in contatto.
Un abbraccio d’affetto.
zena
Non so quanto materna sia ancora questa umanità ma è bello provare a crederci.
Un abbraccio a voi,
momi
Io ci credo ancora…
Momi, come si fa a lasciare i commenti, lì da te?
Sai che non l’ho capito?
Mi spieghi, per favore?
Mi sento stra-oca, ma è così:)
Abbracciatona.
z
novità in giardino, da troppo tempo abbandonato. Che rimorsi…
Allora vado a vedere… se riesco ad entrare:)
Pingback: » Lo scalcatore oraSesta
Scalcare è un po’ specchiarsi nelle coscienze degli altri.
Riconoscere è riconoscersi. E condividere.
:-)
Riprendo da te i miei ‘conversari’, per dirti che sei arrivato al cuore del sentimento più difficile: la simmetria tutta paritaria della condivisione.
Grazie, con un sorriso:)ùz.
I rimorsi fanno anche bene, qualche volta. Sono i rancori che pesano e che forse si scioglierebbero un poco con l’”anche io”. Ma tu intendi, penso, quei rimorsi che non sono che rancore verso se stessi e restano chiusi a indurire.
proprio così: i sensi di colpa che corrodono e incupiscono e lasciano una barriera di detriti lividi.
Ti abbraccio, Arden.
che belli i tuoi racconti. passavo da qui per caso e mi ci sono persa :)
Allora ti aspetto ancora e ti ringrazio per questo passaggio:)
Non so perché, questo personaggio mi fa venire in mente l’agrimensore, di kafkiana memoria. Fosse riuscito a penetrare nel castello, senza l’ostilità dei burocrati, anche lui avrebbe forse dissodato quei terreni dell’anima, e avrebbe piantato un ” anch’io “.
Bello…
Un caro saluto
Roberto
Credo di sì: l’agrimensore K, dalla tasca più nascosta della giacca, avrebbe fatto uscire il sentimento…
Grazie.
un saluto
z.
Fantastico. Che altro dire? :-)
Un saluto.