Qui come altrove c’è l’uomo molto grosso, col collo che si perde fra le spalle.
Fatica tenersi quella roba addosso: valigie di carne per le scale e gambe che si macchiano per niente.
All’ufficio postale è arrivato quel giorno in motoretta, un grillo sotto la sua mole.
A lettera aperta, coi numeri ben chiari, le cose sono andate quiete quiete: nel modo più semplice, conforme.
Ha cominciato con i cotechini, quelli di lingua, che sono prelibati: cotti nella carta spessa, con le verze acide a fare compagnia. Poi s’è deciso per certi culatelli col segno della nebbia sulla pelle: a fetta un po’ sottile, chiedono l’aiuto di un buon pane, cotto di legna e di taglia lunga. E’ allora che arriva la malinconia: il pane ha un suo modo di chiamare il grana, meglio se stagionato, nella crosta nera, e la mostarda, anche, e magari una torta sfragolona…
A dimostrazione che, sì, l’eredità, è un attimo mangiarsela.
(Per C. & R. e per le storie che mi hanno raccontato ‘pettinando’ la Rodiana)
Stavolta leggerti…e’ un sollievo…
Un altro affresco di quotidianità, come sai farlo tu: prezioso, armonioso e tanto ancora.
un abbraccio mattutino
annamaria
Non si può però dire che l’eredità sia svanita senza lasciar tracce :)
(La Rodiana… ho passato gli ultimi giorni a cercare di ricordare il nome – didascalia di foto da inviarvi. Nella “Sermide che piace” non può mancare. Topos… :)
eheheheh! Almeno questa eredità non costa niente in carte bollate e dà piacere al palato…Sicuramente lasciata da qualcuno che conosceva bene il sano appetito dell’uomo molto grosso!
Ciao Col…abbracci grandi…^^
Apperò, anche la torta!
Chissà come avrà tamburellato sul pavimento il piedino (-one?) della Morte mentre aspettava che la sua vittima designata completasse impasto, cottura e magari pure guarnizioni.
Comunque una cosa è certa: i numeri non sono chiari per niente. Eh sì, perché non si capisce mica bene se era veramente piccola l’eredità o troppo grosso l’erede.
E’ per noi destino ineluttabile restarne ignari, per sempre.
Strizzatina d’occhio all’eterntà e a te abbraccio con sorriso e spolveratina di auguri, di quelli profumatissimi soprattutto d’inverno, nella nebbia.
Ha un buon profumo questa eredità. Bello leggerti.
m.
Delizia! Questo quadretto è per me come les petites Madeleines (la mostarda, soprattutto, insieme al “crosta nera”).
Ma sì, “chi n’avemu d’a vita”, diceva un mio grasso parente, mettendosi a tavola (traduzione: cos’altro ci dà la vita)…
Mi hai convinta e ho ricominciato a scrivere su Suononirico. Durerò?
quando l’umanità passa attraverso i tuoi occhi che poi diventano voce e cassetto prezioso, resta dentro la memoria di chi legge. resta nelle sfumature e nella fertile sostanza. per questo passare qui è un atto di speranza. ben ripagata. un abbraccio.
tu le storie le trasformi in poesia pura e vera che vien voglia di mangiarsi la mostarda anche alle 7.30 di mattina
cara e brava
tvb