Qui da noi ora le finestre si chiudono.
Quando passo per la strada che mi piace, quella che quasi si strozza fra le case basse, non sento più l’odore del caffelatte col pane, che non è amaro e non è dolce, la mattina.
E non gioco a indovinare se, nella casa gialla (la porta sull’asfalto), vedrò la vecchia in vestaglia o il vecchio con le spalle strette, che mangia in canottiera.
Dietro le finestre chiuse ciascuno si riprende il suo.
Solo l’estate fa teatro.
A queste giornate di confine restano il pudore e gli odori forti dei primi fritti, che fanno feltro nell’aria.
A passare, li senti che sfiatano dalle imposte e gravano.
Come le abitudini.

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