L’argine e la golena, il maschio e la femmina, le robinie selvatiche e i fiori del diavolo, i pioppi e  i salici, le serre & le serre, la plastica & la plastica, le case con la memoria del verderame e le case senza memoria, le storie dei briganti che scendono verso il mare e i racconti dei bugiardi, le zanzare e le bisce d’acqua (nere), l’odore dell’uva fragola  e la puzza del diserbante, la Coop e i negozi morti e risorti nella sua pancia, i canali grassi di rane e magri di acqua, VENDESI PESCHE E ZUCCHE (girare a destra), il treno (che si è perso i vagoni, nel tempo) e la stazione nuova, IL PARADISO DEL COCOMERO & IL LIMBO DELLE DOMENICHE POMERIGGIO, la fabbrica chiusa e il centro anziani aperto, i trattori che sputano e i vecchi che sputano, i ragazzi con le Nike e i motorini coi ragazzi, l’ultima trattoria e il primo quasi-pub, la strada di asfalto e la strada di acqua, due rive e due dialetti…
Io sono di qui. E mi piace ascoltare le storie. Non sono né belle né grandi, qualche volta neppure vere. Le dicono i vecchi, perché trovino granaio.