Ci son storie che rotolano sulla tavola, come sul velluto delle albicocche.
Sono le storie del vecchio che aveva una barba così lunga da diventare il suo nome. A ottant’anni, la domenica mattina, andava in una borgata vicina, quella sulla curva, quella che sembra un ricciolo scappato alla crocchia, o nell’altra, divisa in due dalla strada, un po’ di qua e un po’ di là…
E se vedeva, nel tempo giusto, i ragazzi che giocavano in piazza, li avvicinava. Spiegava per bene  che  in quella cascina grossa, neanche lontana, giusto dietro il caseificio, alle  due  del pomeriggio tutti dormivano e si potevano rubare le albicocche più grosse  e più dolci e più calde di sole, senza rischiare.
La cascina era la sua: alle due  si  appostava alla  finestra  della  legnaia  con  sua moglie, per  guardare d’incanto la festa dei ragazzi che si arrampicavano sull’albero. “Son  gran svelti”, ripetevano insieme. E ridevano piano.

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