Settembre di giorno è ancora l’estate, di sera e di notte mica più.
La civetta lo dice, vicina alla casa.
Di notte l’odore di ciancia batte nei vetri. E’ di zolfo dolciastro e di altro. Della barbabietola ha solo il fresco da cetriolo maturo. Racconta la fabbrica che c’era. Coi suoi rumori(o clangori) secchi e ritmati, andava e andava: zampettio di cingoli e luci, e operai nascosti chissà dove a sudare.
A sentire l’odore, viene voglia di cercare i vapori, o almeno le strie dei carri per terra o la gente ai cancelli a guardare ‘sto circo da poveri, che non costa niente. La fabbrica è spenta, da tanto. Tana di gatti, che la notte colano lungo i muri senza fare rumore, come miele dal vaso. L’odore viene da lontano, postato dal vento.
Perché anche i luoghi hanno fantasmi, a saperli annusare.
Ci son storie fatte d’odori che restano in gola come carta vetrata.

Annunci