Qui da noi, nel paese a ferro di cavallo, con la chiesa in punta, c’erano due vecchi con diverse preghiere. Lei prendeva la messa dell’alba, anche d’inverno, con la neve di grana grossa, leggera e sfragolona. Metteva gli orecchini d’ingranata per mangiare il suo cristo. Lui aveva mani cotte di pane, ossa magre e gentili, pensieri grandi come il mare. La domenica, al tocco, era con la moglie fino sul sagrato, la guardava sparire dietro la porta scura, e, seduto fra i bossi e la mortella, dava voce al suo valdo: “La vita è oceano, non seguite le guide cieche, i preti son uccellacci neri. Lux lucet in tenebris. Seguite la lampada del cristo: sette stelle ha nella sua mano. Siate poveri insieme ai poveri. Solo la croce unisce…” .  Salutava così chi entrava in chiesa.

Poi, all’Andate in pace, la vecchia usciva, con l’incenso addosso, si toglieva lo scialle, copriva le spalle del suo uomo, se c’era freddo, e lo lisciava bene. Senza una parola, dritta e impettita, andava a casa. E l’onda della voce si perdeva.

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