(dove i pesci di nebbia salgono in superficie)

Tornare alla memoria come a un paese usato, fascina di forme e nomi che si sollevano, solo a muoverla piano.
Tornare alla memoria come alla vigna del padre, che conserva i grani più dolci, ma guai a tardare.
Tanto l’uva è liquorosa, tanto si inagra, sulla pianta, non colta.
Si indovinerà mai il tempo del ritorno?
A sbagliare c’è il rischio di ricordi che s’inzuccherano e morbidano, fino a perdere l’ortica. C’è il rischio di vissuti gonfi del “poi”, di letture a ritroso che colmano supposti vuoti.
Niente mappe per i miei ritorni, né fili, a fingere misteriosi sentieri.
Ho fatto della nostalgia non la spina, non la croce, ma il battito del tempo che chiama i tempi..
Tornare alla memoria senza furori, solo per una carezza alle persone che si era: sogno di un fiume che non censisce le sue acque, ma le tiene a raccolta.
La compresenza, piccoli ritorni i senza partenze.

Il tempo ha rapidi mesi, forse pareti color di crema. Dentro scivolano le età.

Riconoscerle senza separarle, il modo della nostalgia.

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