Qui c’è un vecchio grosso, rimasto solo nella casa degli ippocastani.
La moglie se n’è volata via di colpo e la televisione ha alzato il volume.
A passettini cuciti con l’ago, il vecchio grosso ha dichiarato guerra alle foglie.
Ha cominciato a primavera, con quelle che non legano al ramo e cadono, grasse e arricciate come i bruchi o le rughe.
Ha continuato d’estate, con le ostie di robinia, disossate dal sole, gialle e sottili.
Adesso tien dietro alle foglie di ippocastano, che sono grandi e spesse: le spinge più in là, e si arrabbia con l’asfalto bagnato che incolla.
E’ fatica smuovere le foglie senza una scopa, solo con il bastone.
E’ fatica, se il vento non vuole saperne di dare una mano.
Il vecchio insulta le foglie, le insegue e non ha tenerezza la voce.
Le vuole lontane, che non abbiano a toccare il muretto e la striscia di terra, vicina.
“Marce. Marce. Le foglie marce hanno la morte in tasca”- dice.
Chi lo vede chiamare gorghi di aria e dondolare lento, pesante in mezzo alla strada, sa che non sono le foglie a fargli paura.

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