Da Elia Malagò e dalla sua “pita pitela”, i giorni di novembre, che spingono alle partenze, ai traslochi, nel segno dei santi e dell’odore di uva e di castagne, le prime che scottano la lingua:

“Come mezzadri e bovari siamo partiti
tutti
ragazzi di palude
le labbra strette di fatica o forse lacrime

tra settembre e novembre
nei giorni dei santi del crocicchio
e del bosco

Uno per volta alla stazione affondata nella
campagna
la voce rauca a dire sola andata
per case affollate strade di città forestiere
la valigia
soprabito nuovo e scarpe patinate

E abbiamo visto dal treno
le biciclette appoggiate ai cancelli
la faccia china a misurare
la forza delle braccia e la distanza dai sassi
gli occhi fissi alla strada per non cadere e salutare

Noi a immaginare le mele acidule e un poco selvatiche
nelle ceste di sanmichele grappoli d’uva
assaliti da api e ronzii sottili
alla fine dei filari

l’augurio di tre caldarroste e
lupini lasciati per giorni a macerare in un sacco
appeso alle chiatte del traghetto
attraverso tutta la corrente del fiume
un largo viaggio che si snoda tra sponde
di rabbia
sanmartino riempire il letto
di vortici e spume che invadono i sentieri
del bosco
e allagano golena”

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