Oggi, c’è poco da uscire a navigare nella nebbia, che pure le sue soddisfazioni le dà: l’odore in bocca di fumo dolce, quasi di respiro.
Solo, ci sono mattine, a novembre, che già indovini come sarà la sera. Ci sono mattine che sembran pomeriggi e il tempo ti pare portato via.
Dopo quella falsa dell’estate di san martino, il sole se ne va.
Il mattino si fa strada con una luce stupita e orfana, incerta fra il brillare e lo spegnersi, si guarda attorno e s’abbassa.
In quell’attimo d’incertezza, di colpo, tutto prende a respirare e soffiare e sgravarsi di un vapore né pesante né leggero.
Acqua di canali o terra, non fa differenza: non sai più a chi o a cosa appartenga l’odore di fumo dolce.
Non l’hai sentita arrivare, la nebbia. Sta sulla pelle e basta, perché è fiato vivo.
Sai che la fumanela diventerà fumana, la sera. Ma, intanto, le rose sono ancora rosse.
Non importa sapere che è questione di poco.

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