(divagazioni del presente)

C’era il sole, oggi, e un respiro di vento, il primo a suggerire semine e trapianti.
Ho interrato un bulbo di giacinto, piano, per non sciupare le radici sottili e molli: quasi una peluria.
Sono vitali i filamenti che chiedono la terra: hanno il colore del latte e dell’infanzia.
Piace metterli a dimora e pensare che si srotoleranno, al chiuso.
Sempre, piantare un bulbo è ricordare la storia dei tre luoghi, di Liscano:
quello della “luce che vola” e s’abbaglia nell’altezza delle cime;
quello del cielo buio, al fondo, cavo-pieno di vene e fenditure;
quello della “terra degli uomini”, verde di grano o capelvenere, pelle di confine.
Basta sbucciare la pelle per trovare l’altrove, succhiarne il soffio e aspirare alle cime.
Il bulbo comincia a camminare, ora…
Ciclici ritorni.

XVII

Onda di acqua dolce
portò una pianta
fino alla riva
Sulla riva
la pianta gravida
originò un germoglio
il germoglio ripeté la pianta
sulla riva
Una pianta portata
dall’acqua dolce
seccò
senza germogliare
La pioggia trascinò i suoi resti
fino all’acqua dolce
che alzò un’onda
gravida di una pianta
gravida di un germoglio
sulla riva…

(J. Liscano)

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