(Divagazioni verso il 20 marzo)

I frammenti non sono le cose, sono le schegge, le scaglie, i trucioli delle cose…Ne sono la deriva, ciò che resta dopo lunghe erosioni.
Il dolore non solo graffia e frammenta: frantuma.
Il dolore del mondo, poi, che conosce l’offesa, sa spezzare ogni intero, “ foglia a foglia”, “piuma a piuma”, punto a punto.
Il dolore del mondo, che conosce l’offesa, sperde e disgrega, divide e oppone.
Per questo va salvata ogni parola che addensa e lega.
“Pace” è una bella parola.

Mi piace pensare che suo sia il canto dell’attesa, suo il nido, suo il miele, suo il muschio.

Punti

ti ho consegnato il miele
la chiave del rifugio
che il lampo scrive
cieco nella notte
come sarà il mio canto
in riva alla bufera
questo che era
uccello
che ora il vento spoglia
ala ad ala
foglia a foglia?
miei avi
il mio sigillo si è spezzato
e versa il fiele
il mio nord
di radiazioni lunari
il mio sud
di cancri e stermini
il mio est
di uomini e mari
il mio ovest
di sogno e ventura
io sono natura
dal corpo di terra
di angeli e d’ali
avvolto nel mio grido di febbraio
nel grigio saio della sera
e tolto al nido
della maschera che era
cadente brivido di stella
ah quel muschio
radente rischio di preghiera!
proteggi la mia parola
come luce accesa
nella mano
proteggi la tua parola
in alleanza
al dono
proteggi il vano
segno
della resa
proteggi il dove
il come
il canto dell’attesa

(Alberto Cappi)

Annunci