Per una strana percezione del tempo, non mi è tanto facile parlare di me al presente.
Forse vedo le cose (o almeno le inquadro un poco) se metto fra me e loro distanze da calendario.
Chiarissimi i quadri della bambina/adolescente che sono stata.
Mi riapproprio di giorni docili, se guardo indietro, giorni che aspettano solo di essere pettinati in trecce e codini.
I giorni di quest’età, invece, non si lasciano prendere.
Seguono sirene di mondi diversi. Labirinti: a volerli acchiappare mi perdo.
Eppure ci sono momenti in cui le sirene cantano insieme, fanno fitto in questo presente: i mondi si toccano, tintinnano e allora mica si può far finta di niente. Mica si può andare in una direzione soltanto. C’è da ascoltare il presente e metterlo in circolo.

Ci sono giorni così, in cui i mondi si chiamano e si trovano, senza irritarsi.

C’è il (mio) mondo degli alberi e di storie impigliate fra i rami.
C’è il (mio) mondo di fiori mai uguali, come la mutabilis che nasce rosa aranciata e poi si stempera in fucsia o in bianco per chiudersi nell’ocra o in violetto.
C’è il (mio) mondo di odori che sveglia di madresilvia il mattino e poi aspetta la sera, per arrivare rotondo.
E c’è il mondo delle parole nell’aria e di quelle in transito sulla pagina, di quelle che fanno testa-cuore e si rifiutano d’uscire.
E c’è il mondo di gente che mi accompagna da sempre, col latte, o mi costeggia da un po’. E il mondo che saluto agli incroci di nostalgie e di tangenze inattese, che ti bussano dentro e tu sai che è per sempre o per poco, quel che conta è il salto all’indietro che ti mangia il respiro…

Tutti insieme.
Travasi e scambi e prestiti di vita…

E allora si sta come in un grappolo giallo di uva, in un posto che è l’altrove o l’ovunque, biondo di trasparenze e di voci.
“Melodiosa” la certezza di compagnia.
I tappeti volanti nascono sull’erba, fra salici ricciolini e nidi d’agnocasto.
Bella la felicità di compagnia.

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