Dice il mio amico che “i fantasiosi si portano in testa il cielo e non traballano”.
Forse anche la luna, e non traballano
Forse anche una stella, e non traballano.

Stasera, invece, io mi sento traballante….
come quando aspetti la pioggia e non viene.
come quando aspetti un’idea per la  pagina e non viene, eppure ti pareva di averla addomesticata così bene…
come quando sei vestita di nuovo e non sai dove mettere le mani…

Quando mi sento traballante, mi piace la compagnia della musica, che invita  e non chiede.
Le mani, nella musica, sanno sempre cosa fare, felici di accogliere il richiamo.

“Corteggia, si dona il flauto nel modulare.
L’invito al flauto non si può rinunciare.
Insiste il clavicembalo nello sferragliare.
L’invito al violino è fuggente.
Di tromba si può soprassaltare.
D’arpa e di triangolo sono gl’inviti alla mente che non distrae.
Invita la glassarmonica e calamita.
Non vale spartito, s’improvvisa anche per gl’inviti da cantare.
Chi lascia lo strumento per la voce sola, prova che tutte le corde sono uguali e s’innamora.
Chi lascia lo strumento per saltare, invita con i piedi che percuote.
Sono dolci i piedi nudi, guidano per invitare.
Ma intrecciano il più amoroso strumento le mani vuote per modulare.”

(Gianfranco Maretti Tregiardini)