Piace pensare che esistano trappole per il tempo.
Acchiappasogni riadattati. Certa carta vischiosa vischiosa.

Un gradino più alto, che rompa il passo e faccia inciampare. Una segnaletica bugiarda, che sappia dirottare il tempo un po’ di qua, un po’ di là… così gli viene il capogiro e si ferma… O una nuvola (modica altezza) cui chiedere un passaggio. Qui da noi esistono anche atri metodi, se si è un tantino atletici…

“… Dico io: se il tempo sfugge, è molto semplice, gli si tende una trappola, ossia sapendo che ha il vantaggio di essere veloce, basta anticiparlo.
Gli si mette uno appresso che pare rincorrerlo, mentre noi, da dietro un cespuglio lo cogliamo di sorpresa e ci attacchia­mo a lui come una zavorra, tanto per farlo diventare più pesante.
Voglio vedere se non rallenta!
È come attaccarsi con l’impugna­tura dell’ombrello al portapacchi di una bicicletta in corsa più ve­loce di voi. Non fate fatica, vi tira l’altro che, se non si accorge del peso maggiore va, va e se anche è più lento, a voi che importa, intanto viaggiate e non fate fatica.
Il tempo va preso d’anticipo bisogna essere astuti, non bisogna perderlo per la troppa inco­scienza, altrimenti chi lo raggiunge più?”
(Davide Bregola, Racconti felici)

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