Avrei voglia di fermare questo spigolo di luce, dopo una mattina galleggiante di fumanela.
La fumanela è quasi uno stato d’animo qui: è poco corpo per essere “cosa” ma è presenza fra gli occhi e l’ ‘oltre’.
Non può essere ignorata.
È caligine diluita che resta sui capelli, condensa gentile.
Impossibile chiamarla nebbia. La nebbia sa di altro, ancora.
Questa è solo incertezza dei bordi, instabilità delle cose.
La fumanela può diventare il sole giallino di certi narcisi implosi (dilazionato piacere?) o ingrottarsi, scura, nel pomeriggio che vien giù veloce.
Adesso è luce, che si promette per un’ora. Chiarore a termine.
La fumanela è come questa sagra ottobrina.
In bilico.
Sudori d’estate (domenica breve di ragazzi, in piazza, la balena gonfiata, odore di zucchero che sfrigola) e messaggi di freddo.
Ha un suo modo di essere autunno la pista lucida della giostra, la sera.
Pompa musica, senza richiamo.
Promesse parcheggiate.

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