C’è un odore bruciato, stasera: un odore di scorza d’albero, che scopri di castagna, invece.
Caldarrosta, su mezzi di fortuna.
Un bidone riconvertito, forse per vocazione, e dita che si scottano.
Le voci dei ragazzi arrivano dritte, non smerigliate dal vapore.
Ci sarebbe bisogno di un’armonica.
E poi… poi… questo stupore di confini ben stagliati: matita a punta fine, il freddo.
E le ombre lì, riconciliate, con lo scatto vivo di chi ha ritrovato il posto, dopo un viaggio.
Le ombre son venute a ripassare la forma delle cose.
Se l’eran persa, nella nebbia.

Riprendersi l’ombra come un credito dalla vita.
Ritrovarsi nell’orma.
E andare.

Questione di memoria e di fiducia nel flauto della strada.

Sul far della sera il fico
ricordò l’animale
sentì la sua grinzosa scorza
pelle di pachiderma
memorizzò alcune lente orme
e cominciò ad andare.

(Liscano, Fondazioni)

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