Uscire, a mezzogiorno, e all’improvviso trovare tre soli.

Uno oltre la nebbia gentile, che si sfilaccia blanda blanda, come una garza silenziosa: si apre fino in fondo, con la ineluttabilità delle cose.

Uno impigliato fra le foglie del ginko biloba.
Lucenza assoluta.
Lustranza, dice il mattopoeta del paese, che si recita in strada.
A novembre, davanti all’albero.

Uno dentro un pacco che parte, con gli affanni delle ultime ore degli ultimi giorni degli ultimi mesi.
Un sole da asporto, bello a distanza.
Piace che cammini.
Piace che si allontani.

Perché non c’è crescita senza distacco e non c’è nuovo inizio né pagina bianca (per altri respiri) se non si dice ‘fine’.
Solo ri-edizioni.

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