E adesso siamo in punta di piedi sull’ultimo foglio sottile.
A tentare piccoli passi ballerini sul “discrimen”, a preparare la nuova “svolta della storia”.
Si chiude qualcosa che conosciamo e si apre un’altra pagina che va ospitata, certo con la memoria pesante di quello che è stato ed è, ma anche con la speranza con cui si accoglie lo sconosciuto.
Bisogna credere nella bontà dello sconosciuto, vero Alp?

E allora meglio credere anche nella possibile bontà dell’ “anno sconosciuto” che si apre domani.
Questo il mio augurio a ognuno di voi: di essere come gli zingari di Clarissa Pinkola Estès:
“…quando la carovana comincia ad avviarsi dondolando, anche se si lascia un luogo noto per un luogo ignoto, nessuno è mai triste”.

Un abbraccio, a ciascuno di voi.

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