Per non perdere nulla, ci son giorni che vivo le cose tre volte.

Pre-vivo, in precari canovacci di congetture.
Vivo durante, senza sapere bene come.
E, finalmente, ri-vivo. A ridosso degli eventi.

C’è poco da fare: non sono tanto brava a vivere in diretta.
Io vivo in differita.
Vivo nel dopo.
Nel dopo ricompongo le cose, ritrovo le voci, risento uno sguardo, do senso alle parole.
E tesaurizzo, metto da parte, in archivi senza pareti, senza divisorie. Ecco, anche il dolore, lì, nelle sue ceste, in regime di liquidità. E gli oggetti, gli oggettiportapensieri.

Per questo mi chiedo cosa resta agli altri di noi…

Dice la Elia
“…la tenerezza della voce/
ricreata     il sorriso dentro per un incontro
vissuto dopo
quando ognuno trova la strada
della sua giornata.

Mi basta sapere che esiste un pensiero di me
sguardo che nuota nel tuo acquario
di luci
una scaglia di vetro…”

Chissà cosa resta.

Che vita ha, quanta vita ha il pensiero di noi riflesso negli altri.
Il pensiero di noi decantato.

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