I paesi che noi amiamo non stanno dritti come tulipani ordinati, a gradoni di altezza e cromatura controllata. Se la ridono di ogni Regionale Piano Del Colore e si tengono le misure che hanno.
Anche le tinte.

Sembrano scivolare dal dorso di una collina (piccole dita prensili al lavoro), oppure profondare in una nicchia di pianura, quasi a cercare contatti con un basso che si indovina ma non si raggiunge.
I paesi che noi amiamo non nascondono le crepe né le mostrano come stimmate di santità.
Le tengono e basta, fermi nel sapere che ogni ritocco porterà solo intonaco di geometrile perizia ma non amore in più e neppure sicurezza.

Esibiscono quieti la rugosità del tempo su pareti esposte a Nord.
(Scaglie briciole di ruggine ai cancelli non insofferenti al vilucchio. E polvere che la pioggia ha fissato sui portoni di legno, nelle strade guardate dal marmo silenzioso. E chiocciole di schiuma dura, arrotolate e porose)

I paesi che noi amiamo guardano il fiume, ma, appena possono, gli voltano la schiena per prendersi l’ultimo sole della sera. Bello porgere l’innocenza delle spalle al pericolo.
Sfidano le zanzare con tinte improbabili, prese a prestito dal manto di madonne campagnole, infilzate sui bivi sterrati o dallo sfarsi della neve che non imbianca più.
Emergono brevi, come inseguiti dalla pianura che leviga e schiaccia  ogni fuga verso l’alto, paletta per mosche, col fiato sollevato in argini senza ambizioni.

Oppure…

Oppure, i paesi che noi amiamo guardano la montagna e ne custodiscono il cuore di confetto.
Non hanno sorrisi di finestre attendate ma lucidano di passi le pietre dei gradini e tentano la leggerezza con slarghi improvvisi e luminosi.
I paesi che noi amiamo cadenzano la passione con voci antiche e struscianti passaggi che grattano la strada e l’anima di chi riceve.
Luce bianca, anche nel dolore.
Hanno statue mobili e sguardi inquieti, hanno lutti che nascondono colombe, manti che diventano prati, vergini piagate che fioriscono di primavera e chiedono l’aria della corsa, il passo della ricongiunzione, lasciando il pegno di una rosa.

I paesi che noi amiamo hanno sorrisi di ragazze sull’arco, l’odore di zucchero cotto nell’aria: sanno di amicizia buona, come l’olio (denso d’oro) sul pane.

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