(pensieri afosi)

C’è molto sole. E sono circondata da case gialle.
La case gialle non aiutano a spegnere la luce: le strizzano l’occhio, collaborative.
Anzi, collaborazioniste.
Le case gialle d’estate sono sfacciatamente dalla parte del caldo e del sole.
I moschini (che hanno la convinzione di poter passare ovunque) sbattono contro i muri, confusi da tanto spreco. Restano lì, vagamente crocifissi e delusi.

Ora però s’è smosso un filo di vento.
Viene voglia di seguirlo, perché il poco porta al tanto, si dice qui.
Gli alberi se ne sono accorti, persino l’ippocastano che ha le foglie bruciate e non ci sperava più. Avevano bisogno d’aria, le piante, anche solo per parlare un po’ e vincere questa calma intontita.
Tutto era vapore umido e consumato, prima. (Il vapore umido e consumato sta all’aria come il latte condensato al latte. Lascia zuccherata la bocca e non si beve né si respira)

Il filo di vento regala un progetto.
Forse uscirò.
Forse.
Due tortore, dal muro di fronte, bene-dicono, non richieste. Fra passeri invadenti.
È domenica. L’ultima domenica di luglio.

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