(divagazioni orizzontali)

Devo ancora abituarmi al piacere nuovo del martedì che comincia tardi.
Alle dieci.
Per marcare la differenza, non metto su la sveglia.
Tanto, apro gli occhi alla stessa ora, con la variante dell’impigrimento possibile.
Piace.
Aprire gli occhi e tornare a chiuderli.
In quel momento lì, sotto le lenzuola di flanella, nonostante le percezioni siano incrociate e confuse, sono completamente presente a me e al mio corpo.
Anzi, i miei pensieri sono i pensieri del corpo, in un unico passaggio e prestito.
E’ tutto molto vicino, nella posizione rannicchiata.
I pensieri si appoggiano sulle braccia, restano nel giro della prossimità.
Non mi attento neppure ad allungare una gamba per paura di incrociare il freddo del disabitato: qualcuno si è già alzato.
Sto lì nel tepore e basta, in un momento di tempo lento lento lento, affrancato da ogni progetto legato al fare.
Fra un po’ si srotolerà la giornata.
Fra un po’ arriverà il caffè con le prime parole umane.
Fra un po’ emergeranno i pensieri accantonati.
Fra un po’ si guarderà l’orologio e sembrerà già tardi.
Intanto mi godo uno spazio pre-grammaticale: sbadigli, respiri grandi, fruscii, scricchiolii (contenuti) del corpo che si sveglia, stiracchiamenti per far cantare il collo. Un colpettino di tosse (gentile).
Le idee della notte sono ancora vive e fanno fitto.
Potrebbero  nascere non-storie.
Non storie un po’ svagate.
Trucioli di legno tenero.
Verrebbe voglia di provarne l’elasticità.
I racconti irregolari della notte non sono mai quelli che riconosci di giorno.
E non so se questo sia del tutto un bene.
E non so se questo sia del tutto un male.
Nel frattempo, Buon giorno :)

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