(racconto ‘margine’ in motorino)

Qui da noi c’era un uomo che aveva sempre fretta e non faceva mestiere alcuno. Passava fra la gente come i pensieri che risparmiano parole.
Per la fretta non salutava anima viva.
Così non c’era da fermarsi, un piede a terra, giù dalla bicicletta.
Per la fretta non cambiava la camicia.
Così non c’era da aspettare che il sapone facesse schiuma.
Per la fretta non lasciava che, in casa, cuocessero i tortelli: li intascava crudi e li mandava giù, secchi come un’ostia di messa. In piedi. Contro la porta.
Così non c’era bisogno di tovaglia.
Per la fretta non lasciava maturare il vino: lo beveva giovane e annacquato.
Così non c’era bisogno d’ allungar le gambe sotto un’ombra, dopo mangiato.
Per la fretta perse il nome: un pezzo restò impigliato in una siepe di pungitopo o mise le ali e volò via, un giorno di vento basso.
Così gli restò un mucchietto di consonanti, magre e strette.

Non prese moglie e non fece figli.

Gli restò molto tempo per la noia.

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