Mi si è scolorita la tastiera.
Mi sono morte lentamente la ‘n’, la ‘m’ e la ‘l’.

Questo getta ombre sinistre sulla mia scrittura (vagamente sbiancante: toglie colore? scioglie le lettere, specie quelle liquide, effetto candeggina?).
Vero è che la faccenda mette in cattiva luce anche le tastiere.
Ne parlavo per lettera con un amico, tempo fa: le tastiere, bisogna avere il coraggio di dirlo, hanno cattivo carattere.
Abituate a stare in basso (rispetto al monitor), secondo me coltivano complessi di inferiorità che le rendono vendicative.

Le tastiere più altezzose sono legnose e accompagnano il movimento delle mani con un ticchettìo lievemente tedesco. Ne escono scritture segaligne, che sembrano aver fatto le scuole in certi austeri collegi nordici.

Le tastiere più sensibili schizzano subito: silenziose e operose, sembrano pattini. Vuoi scrivere una ‘g’? In rapida successione fanno fitto sul monitor anche una ‘a’ e una ‘t’ . I tasti si muovono con la forza dei pensieri. Ne escono scritture “fiumanti” e ubertose, coi pampini e le foglie, docili alle idee.

Le tastiere più bugiarde, invece, hanno i tasti falsamente morbidi e retrattili, in realtà affondano solo per prendere la spinta sufficiente a creare un molleggio terribile, che assomiglia al beccheggio di certe imbarcazioni, portatore di mal di mare. Ne escono scritture vibratili ed emotive, dal sapore tremulo e ottocentesco.

Un caso a parte sono le tastiere come la mia: hanno dei momenti di auto-esaltazione che alternano ad altri di depressione.
Premi un tasto e quello si rigenera: batte le ciglia e scrive tre, quattro volte la stessa lettera, come se dicesse “visto che efficienza?”. Poi si sgonfia come una vescica e ti lascia intendere che è esaurito: si blocca perché si sente un tasto doloroso della tua vita. Lo premi a vuoto, lo senti chiuso nel suo incanto. Tasto autistico.
Tu gli sussurri… “dai, su su… vero niente, nel tuo genere sei anche un bel tasto”: se si riprende c’è qualche speranza, altrimenti bisogna pensare ad una protesi…
Il risultato è comunque una scrittura diseguale: a volte un po’ ripetitiva, a volte muta come certe acque troppo quiete.

E ora?
Che scrittura uscirà dai tasti bianchi?
La pagina crepita a nuovi spazi d’indecisione.

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