Scritture di strada boschiva.
Ovvero parole nel bosco di Colombina.

Ci sono state, le parole, assieme al sole e alla gente.
Colorate, giocose e impertinenti.
Su superfici altrettanto colorate, giocose e impertinenti.

Parole libere e alla comanda, randagie o costrette dentro percorsi.
Su strisce di raso sottile e in barattolo di vetro, in forma di incipit.
Parole ( a tranci) su pagine di carta e strisce a incollo, parole alla mano da appoggiare sulla stoffa, ma anche appese ai fili, tenute su da mollette, trasformate in oto-scritture: parole-orecchino, da appendere su nastri e pizzini e, come tali, subito fuggite, ben attaccate all’orecchio delle legittime proprietarie…
Liberate (grazie alla cancellazione) da articoli di giornale in cui erano diventate stanziali…
E, ancora, mescolate al cibo, tanto che son finite sui grembiuli, nei bicchieri, sulle pasta: tutta una piccola collezione di lasagne da forno istoriate da improbabili ricette (dai medaglioni di cervello appannato a bistecchine di mucca fulminata, che ben si sposano con un’Irina in brodo e con la focaccia del Santo, grondante Fede, Speranza e Carità…)
Le scritture sono finite anche sui tavolini.
Anche sui camici degli astronomi/ottici.

Sono state parole “tra noi leggere”, preparate con l’aiuto di cioccolatini svizzeri e risate, attorno a un grande tavolo, il giorno prima e la sera, e poi lasciate correre fra gli alberi, come biglie, dentro ad un accampamento di rasserenante umanità.

Deli-Melusina (www.giornifelici.splinder.com) ha descritto il tutto così:

“C’era.
Una bimba e Colombina a cercare mughetti.
E la ragazza degli orecchini di pizzo.
E un cuoco per parole rosolate con lasagne in ricetta.
E un papà delle stelle mattiniere
E un cane ladro di brioche, un uomo nuvole e una donna sorridente.
E nastrini filanti, veli appesi, biglietti provocanti e parole assolutamente non traquillizzanti.
E cibo in abbondanza su coperte nei prati.
E passanti di lingua straniera, con rampichini e calzoncini.
E la storia dell’eremita che poi i buoi lo portarono a valle.
E due trentini, due cugine e una donna col vaso degli incipit.
E due bambine, tre ragazzine.
E tre amiche sermidesi.
E un ragazzo e un uomo saggio.
E una donna a lavorare ai ferri. Col mio maglioncino talvolta.
E un papà rilassato. E mio fratello spaparanzato.
E due colleghe ingaggiate. E una mamma sorpresa.
E due palloni e parole saltellanti fuori dalle gabbie. Salvo alcune apposta incasellate, vicine vicine alle parole cancellate.
E un amico vicentino e un poeta discreto.
E carte predizione insistenti e inopportune.
E una casetta di rami tra gli alberi.
E un cielo azzurro e pervinche nei prati:
E un sentiero che portava altrove.
E tavolini che invitavano a rimanere.
E…”

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