A volte vorresti decidere il cielo.

Ieri così denso e spesso, nonostante il vento.
Caldo e a mezz’asta.
Segnali di colore e pelle di un temporale in arrivo.

Conflitto di interessi.

Ritirare o non ritirare i panni?
(Ha perso il suo splendore sbandierato, il bucato, nella cattività di spazi piccoli; conserva un orgoglio di ripiego, sui fili dello stendi-biancheria)
E i pensieri a dire: meglio che non venga pioggia.

Innaffiare o non innaffiare ?
(Le azalee fioribonde, adesso esaurite, potessero parlare… Il gelsomino giallo contamina le foglie di arsure motivate. La prima fioritura ha fatto il giro delle vasche)
E i pensieri a dire: meglio che venga pioggia.

Il non sapere porta languori di volontà.
Si sta.
Senza precisazioni.
Si aspetta.
Senza impazienze.
Il si vedrà è una talpa che lavora sotto e toglie l’energia.

La giornata è passata senza temporali.
Fra cieli sogguardati, umidori non risolti e secchezze inascoltate.
La notte, un po’ di pioggia.
Senza rumore. Senza gli scoppi che dan senso all’attesa.
Poca per i fiori, troppa per i panni, poi dimenticati.

Ciò che si attende, all’arrivo, quasi non si riconosce.

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