(degli scudi celesti)

La Maria mistica si riconosceva da lontano: sbucava dalla piazza della torre e andava verso il viale, da certe cugine centenarie.
Soprabito grigio che pareva taffetas, se c’era fresco e se c’era caldo.
Colletto largo col bottone grosso.
Camminava, poi si fermava a interne tappe, in risposta ad un fiato pellegrino.
Aveva tante parole in arretrato: a pubblico sparito, se le contava piano; per spiegarsi bene, interrompeva il passo, all’ombra di robinie al suo servizio.
Fermava i capelli con la fascia a nodo: meno di un turbante, più d’un cerchio d’osso.
E, da attrice, li teneva lunghi al collo, aperti e spampanati, vecchie chiome che, persa la memoria di ricci e permanenti, s’erano fatte stoppa.

Con sé aveva sempre la bibbia, con la croce incisa.
Dentro la borsa a rete, della spesa di verdura: quella giusta per le cipolle, che prendon aria e poi non gettano.
Dentro la sporta di bottega, vicino al libretto per mesate, unto nell’angolo a disegnare l’isola dei debiti, diceva.
Dentro la busta di pelle, tenuta sotto il braccio, buona per la messa, ché non è d’ostacolo al bastone e prende poco posto.

L’è la me Banca, – amava dire, mostrando il libro, con la croce e tutto, ai  sospettati di dimenticanza – la Banca del… (col dito puntato ad ammiccare al cielo, dubbi non c’eran più: banca di angeli in coro, banca beata di celesti, fra rose e nuvole santissime)
Perché lei, la Maria mistica, era donna di miracoli: sentiva la mano buona sulla testa, la carezza di tutti i santi proprio lì.
signur signur signur, era giusto sapere…
C’erano stati i ladri, ladri zingari – lei giurava e spergiurava- zingari, perché niente d’argento, che porta dolore, niente di perle, che son tutte lacrime, avevano portato via.
signur signur signur, era giusto sapere…
Nella casa rovesciata, dove l’oro già se n’era andato per patria ed altro, i ladri zingari avevano cercato e ricercato solo il denaro: nei cassetti con la lingua fuori, nelle tasche dei vestiti, nelle pentole della cucina…
ma, signur signur signur, mica avevano aperto la bibbia.
Eh, la bibbia.
Ché i soldi eran tutti tutti lì: ripiegati in ordine stirato, tanti bei fogli da dieci, larghi e rosa.
Quel che c’era: per la bottega da pagare, per la legna da bruciare, per le tombe da pulire, per il calzare e il vestire…
Miracolo celeste e generoso.

Ma al paradiso non si bussa due volte, no…
Allora, in qualche luogo segreto la scorta dei biglietti salvi.
E la bibbia con la Croce, lo Scudo universale…
Come la si poteva mai lasciare?
Insieme, sempre insieme.
Giorno dopo giorno.

Persino in cabina elettorale.
Scudo e croce guidavano la mano, oh, se guidavano la mano…

:)

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