Anche la primavera forse ha i suoi pudori.

Penso oggi, sotto un cielo soffione, fra movimenti di terra delle nubi.
Una pioggia fine ed insistente: lì, a buttare  tutto sul grigio, persino la peluria dei salici, che s’arriccia di mitezza mattutina.
Colore della salvia appena colta.

Che sia un velare per nascondimento?
Un diluire un eccesso di pienezza, un rigoglio di sopraffazione?
Un tirarsi indietro, rispetto alle promesse?

Prove di reticenza, credo.

Ma l’erba non ci sta e fila il suo verde come vuole, incurante dell’acqua che la pigia.

Il cielo crepita come una pagina, a nuovi guizzi d’indecisione.

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