Qui da noi succede che i tramonti prestino all’acqua qualche cosa.
Una polpa di fragola matura.
Un lucido vivo di ciliegia.
Un guizzo di perla (o di stagnola), forse uscito dal nido di una gazza.

Stasera  è tutto una pace senza crespo: quella del vento che si tace, dopo avere impazzato e rivoltato.
Il cielo ritrova il suo limpore, prima di chiudere la luce.
E i pioppi sono una linea più scura.

Se ne va, il fiume, come conciliato.
Largo e compatto, accoglie questi doni.
Solo si apre con lieve fenditura all’isola che affiora per cespugli.
Un verso acido di rana  accompagna il vetro dell’acqua che si segna: piccole virgole a  margine di arbusti, zampe di consonanti a fior di pelle.

Se ne va, il fiume.
Si tiene anche le voci.
Come noi.
Si torna a casa zitti, perché niente vada perso, in espansione.

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