L’ultimo nato di famiglia è arrivato col freddo di gennaio: piedi a conchiglia e polsi a manicotto.
Potenza morbida degli incipit.
Anche se in casa si cerca di negarlo, è fatto di burro.
Parlano le prove: colore e odore di buono, intiepidito al sole. All’indugio, ci ritrovi vaniglia e, forse, riso in bianco.
Gli occhi sono un’altra cosa: acqua azzurra, acqua chiara, come li abbiamo cercati da bambini.
(Lunghe ore a fissare il cielo: la pelle dell’iride perché non può cambiare?)

Di ritorno, si pensava alla luce trasparente di quegli occhi. Agli anni che porteranno ombre e velature, ché la vita ha questo suo modo d’affermarsi: profondità pagata con marche di dubbi e di richieste. Spessore degli sguardi, segnati dalle cose.

Ma ora, intanto…
C’è solo latte materno dietro gli occhi del bambino. E racconti veneti e allungati, dovizia di esse dolci e borotalco.
Liquidi splendori.

Che resti a lungo questa gioia disarmata, questa sorridente levità.
Sono così leggeri gli occhi dei bambini.

(dedicato alle mie cugine-sorelle, grandi e piccole)

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