È preceduta da una serie di nooo, …attenta, va’ piano, …guarda prima di attraversare…, che vorrebbero essere prensili e potenti come uno scudo cosmico.
In effetti arriva, in modo lievemente serpentino, con la bicicletta rosa e i sandali con le paillettes. Direttamente dal mago di Oz: prove tecniche di guida, con padre alato a lato, in copiosa sudorazione da stress.
La prima volta. E di domenica mattina.
Frena con i piedi a strascico: raccogliendo sassolini e altro. In questo mi ricorda qualcuno.

Sono in bicicletta, ci informa.

In sosta instabile al bordo della strada, si ferma giusto per salutare e far vedere il vestito da principessa, quello coi nodi a nastro sulle spalle: una mise da perfetta ciclista, non c’è che dire.
Annuncia i suoi ultimi rilievi in ordine:
– alle cimici,
– ai ragni da guardia,
– agli schifidi (categoria in cui rientra tutto ciò che mal-odora, mal-si-muove e mal-si-lascia-prendere).

Poi tenta di ripartire, vagamente ondivaga, ma rimane allo stesso punto, incespicando sul pedale (destro).
Con l’orgoglio ferito deve ammettere: non mi ricordo più come si fa .
Un “così” e una manatina d’incoraggiamento la rimettono in carreggiata e quasi in equilibrio: coi suoi cinque anni nel cestino, attraversa  pericolosamente il secondo tratto della via.

E noi attacchiamo ai suoi codini tutta la dolcezza apprensiva di cui siamo capaci.

Non è piccola impresa affrontare la vita con una bicicletta rosa fuxia, per altro senza rotelline.

Annunci