Vengono strani pensieri di notte.

Specie se il chiosco per pensionati (che chiudeva amabilmente la strada) è diventato una mini-rimini finto-araba con velature filo-desertiche e lignee coperture para-tirolesi.
Senza sabbia, senza mare e anche senza montagne, ma con tanta birra e tanta musica tum tum tum tum. E tum.
Fino all’1.41, la musica.

Specie se i ragazzi non tanto ragazzi, credo, restano in onda, anzi in orda barbarica, fino alle 3.45  e girano girano girano nei dintorni (dio quanto girano i ragazzi non tanto ragazzi, sicuramente bevuti, sicuramente birruti e quanto urlano e ululano e si chiamano nella notte…)

Specie se lo sbatacchiare delle imposte è il pendant acustico delle imprecazioni mentali di tutto il circondario.

Specie se alle dette 3.45 un vicino, dalla voce educata al karaoke, urla con registro pavarottiano alcune cose, citando  più volte, nel corso dell’incisivo e condivisibile  intervento, il ministro dell’interno. Con lettera minuscola, credo.

Specie se la risposta è uno spernacchiamento di sgommate e portiere d’auto (di prolungata eco) fino al mattino, quando l’ultimo birruto – ad autoradio spiegata – dialoga  col bancomat, qui sotto casa.

Si, vengono strani pensieri, quando ti trovi ad architettare zorresche vendette casalinghe e detesti l’irrigatore automatico sul terrazzo, perché la vecchia gomma dell’acqua, coi suoi spruzzi differenziati, potrebbe servire a qualcosa.
E ti verrebbe voglia di telefonare al sindaco con voce nasale, e poi in falsetto, e poi e poi, così almeno soffre anche lui.
E ti chiedi che rapporto numerico c’è fra il calo ponderale della tolleranza che ti ha accompagnato tutta la vita e l’aumento del grado di inciviltà altrui.
E tenti di trovare un nesso logico fra il divertimento – che è pur sempre un divergere – e lo sballo – che pare pericolosamente un convergere di massa verso la stupidità.
E ti viene in mente il giovane Holden, quando sente il deserto delle risate dei nottambuli,  prende un taxi che sa di gattini appena fatti e parla col vecchio Horowitz di anatre e pesci…
Ma qui non c’è taxi.
Qui si è solo in ostaggio.

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