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“Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria”, dice Gesualdo Bufalino.

Avere memoria per esserci, insomma.

Per darsi contenuti che accostino o differenzino, che segnino distanze e vicinanze rispetto a fatti e idee.

Per scrivere chi si è e chi non si sarà, né oggi né domani.

Per questo amo tutti i verbi della memoria e credo occorra praticarli assiduamente, specie in giorni offesi.

I verbi della memoria rimandano alla grande molecola degli atti necessari alla vita: ripensare, risentire, ricordare, rammentare, rivisitare, rivedere, rivivere…

Atti della ‘seconda volta’, che sollecitano ogni parte dell’intero, sensi corpo mente cuore, perché qualsiasi ritorno memoriale attraversa tutta la mappa dell’uomo.

Fra i tanti, amo il rimembrare, volto com’è a ricompattare in schema corporeo frammenti sciolti, schegge di ricordo in libera evaporazione.

Mi piace pensare alla memoria come allo spazio in cui nulla si perde, in cui il singolo non solo si riconosce ma può collocare il suo segno.

Memoria melagrana.

Facciamola rotolare in avanti, dentro il nostro presente, perché dica la rotta, nutra vecchie speranze e faccia cadere i nuovi, sciocchi birilli che impediscono di guardare oltre.

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