Vengo da una famiglia grande e sarmentosa: le radici hanno filato in tante direzioni in un lungo arco di tempo. A tenerne uniti i tralci, oltre agli affetti, ai riti e ai contatti di cuore e di voce, sono le storie che non ci stanchiamo di raccontare e di ascoltare. Le abbiamo sentite da piccoli, le abbiamo viste rotolare sulla tavola, reinventate, ogni volta, e ce le ripetiamo con ostinazione perché non vadano perduti né nomi né vite. Ci fanno compagnia e rammendano i buchi con cui il tempo dirada e sfilaccia la famiglia.

Per questo mi pare propizio, in una casa nuova, aprire una vecchia finestra: c’è bisogno di lari e di penati, c’è urgenza di presenze amiche per prender confidenza e per scaldare uno spazio bianco.

Diversi anni fa, durante un riposo forzato, fatto di febbre e di tosse, un amico mi chiese da dove provenisse il mio nome. La risposta fu un grappolo di racconti: il mio nome viene da lontano, da una delle sorelle di mia nonna. Cinque sorelle. Dentro i loro destini così diversi ci sono i semi delle nostre vite. Spero non dispiaccia, a chi passa per questo luogo, rileggere o leggere per la prima volta le storie della Noemi, dell’Alda, della Nella, della Dina mianonna e della Zena.

Domani comincerò. Buona notte.

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