Qui come altrove, c’è l’uomo giovane che da tempo dice ‘così non si può più’.
Un giorno si mette la camicia bianca, arrotolando le maniche con cura, sulle braccia scurite per il sole. (Casse su casse di cipolle, dalla campagna dentro il magazzino).
Apre l’armadio ed anche quel cassetto che tiene chiuso con la chiave, perché, lì dentro, c’è tutta la sua vita, tenuta ben piegata: potendo, la stirerebbe ogni mattina per il piacere di saperla sua, e poi l’appenderebbe fra spighe di lavanda.
Infila la sottana, quella corta, che ha comperato sul giornale, e le scarpe con il tacco alto. (Le  guarda sempre, la sera, prima di dormire, quando la casa non può più dire niente e lo specchio gli restituisce, dolce, la curva del suo piede)
La luce, fuori, è uno schiaffo o un pugno, mentre avanza fra i banchi del mercato, con gli occhi di Argo appiccicati addosso, le risate che sporcano la strada, e quel ‘matto’, scagliato come fango contro la sua verità.

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