Qui come altrove c’è l’uomo molto grosso, col collo che si perde fra le spalle.
Fatica tenersi quella roba addosso: valigie di carne per le scale e gambe che si macchiano per niente.
All’ufficio postale è arrivato quel giorno in motoretta, un grillo sotto la sua mole.
A lettera aperta, coi numeri ben chiari, le cose sono andate quiete quiete: nel modo più semplice, conforme.
Ha cominciato con i cotechini, quelli di lingua, che sono prelibati: cotti nella carta spessa, con le verze  acide a fare compagnia. Poi s’è deciso per certi culatelli col segno della nebbia sulla pelle: a fetta un po’ sottile, chiedono l’aiuto di un buon pane, cotto di legna e di taglia lunga. E’ allora che arriva la malinconia: il pane ha un suo modo di chiamare il grana, meglio se stagionato, nella crosta nera, e la mostarda, anche, e magari una torta sfragolona…
A dimostrazione che, sì, l’eredità, è un attimo mangiarsela.

(Per C. & R. e per le storie che mi hanno raccontato ‘pettinando’ la Rodiana)

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