Qui come altrove c’è la donna che ripara i sogni.

Glieli portano a larve, cenci e gocce, come le stelle di pioggia sfrangiate sulla sabbia. Lei li adagia sul lenzuolo: incolla stracci, macchie, avanzi di ricordi e di bugie. Ne nascono racconti, a volte poesie che salvano la vita.

L’acqua che scoppia e che tracima non è più lo stagno del dolore, ma l’angoscia che se ne fugge via, passata e quasi cancellata. Le perle che spuntano improvvise, cadendo dalla tasca, no, non sono lacrime di pianto: sono promesse di una strada da seguire, che si sposta sempre all’infinito e porterà in luoghi profumati d’arancia e gelsomino.

La donna che ripara i sogni sa e non sa quanto distino i racconti dalle cose, ma li abita come mongolfiera: basta unire i lembi del lenzuolo e aspettare che lo gonfi il vento.

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