Qui come altrove c’è la donna che ruba il tempo e se lo mette via.

Le piace rubare quello del mattino, quando nel letto c’è il silenzio delle cose e la giornata è lenta ad avviarsi. Allora può stirarsi e sentire il corpo che si sveglia: sono i momenti dell’esserci in pigrizia, coi pensieri in attesa di un approdo.

Le piace anche guardare l’acqua che si scalda: nel giro della pentola, aspettare che le bolle scoppino in sommosse, per acquietarsi con la pasta a pioggia, rovesciata. Altro non c’è da fare che dare tempo al tempo.

La sera si trova a ripassare quei momenti vuoti di ogni cosa, da riempire con quello che potrebbe. Con piuma di fughe e scorribande, con lana di un altrove ancora da scoprire, dentro la cornice del guanciale.

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