In questi giorni di grigio su grigio c’è un’ora d’arialuce che chiama fuori.
Si barattano riti differiti con un girovagare pigro e un po’ sbandato.

Piace andare per le vie di mezzo, fra canneti, fossi e case sperse. Senza necessità, se non di occhi nuovi.
Tra-vedere, come guardando fra i fili delle tende diradati con le mani.
Così  si trova l’anima del cielo: è tutta sciolta negli storni, che si slargano e rapprendono. Briciole vive.
Così si sente il respiro dell’acqua ferma: un infittirsi d’aria, all’improvviso, lungo il canale che ha pareti d’alberi.
Sì, la nebbia arriva (non sai se dall’alto o dal basso: certo, arriva).
E sbatte contro i muri, a cercare la sua fuga.
E rotola, rotola a palla sull’acqua, fra sbuffi e scoppi silenziosi.
Si ferma e ristagna compatta.
Nebbia seduta allo specchio. Cancella cancella.

Dei pioppi, che si stanno spolpando, resta solo un pennacchio di ruggine, in alto, sospeso come la memoria.

Poter galleggiare sulla vita con l’orgoglio dei pioppi nella nebbia…

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