Qui come altrove c’è la donna che raccoglie la ragione dei vecchi perché non vada perso quel che resta.
La ragione dei vecchi viaggia e a volte torna, con  bagliori di stelle e grumi di fango secco. Salta sui sassi, come l’acqua rimbalzina, poi si ghiaccia, all’improvviso, in silenzi di gelo: frasi in frantumi e occhi larghi.
La ragione dei vecchi ha buchi e trine, ospita i fantasmi assieme alle paure: piange per la gatta che non mangia, dimentica il pianto della casa vuota, perché sceglie ogni giorno il suo dolore.
Lo sa  la donna, che solo ascolta, senza dire niente. Intanto avvolge le parole sullo stecco, ogni voce che suona nella stanza: lo zucchero filato della prima volta, del viaggio in motoretta, del mare a conchiglie, così azzurro, della pancia che si gonfia mese dopo mese…
Le restituirà quando arriverà la nuova nebbia, perché perduri un filo di dolcezza, almeno nel racconto.