Qui come altrove c’è il vecchio che vende gli anni usati al bordo della strada, l’edificio grande a incombere alle spalle, col peso di finestre tutte uguali.
Facile ricevere un passaggio, specie se il freddo scioglie silenzi e indifferenze.
Il passeggero apre la portiera e subito gli arriva quel lamento. Sono troppi gli anni da portare, con la sorella dentro l’ospedale e la casa che se n’è andata via: resta quella che è di tutti e di nessuno, con le inservienti che perdono la pazienza.
L’uomo che vende gli anni usati  vorrebbe cederli per niente, sgravarsi un poco dell’affanno. Almeno in forma di racconto. Perché il  tempo è già pronto,  in pacchetti ripiegati, di facile cessione: quello speso in Belgio a lavorare, in bocca il sapore del metallo, quello dolce del quasi matrimonio, quello della malattia…
Il passeggero sceglie a piacere uno scampolo di tempo da ascoltare, poi riporta il vecchio all’edificio grande, e gli pare di vederlo camminare più leggero.

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