Che la notte fosse compromessa si respirava nell’agitazione.
Arrivava il nervoso nelle gambe, un nervoso fatto a serpentina, che avviticchiava le lenzuola, insieme a briciole di sabbia, pizzicotti e risatine. Allora bisognava provare i materassi, con qualche salto, con qualche capriola. Meglio ancora, si poteva tentare una candela, con le gambe per aria e i gomiti a fare cavalletto. Gli occhi fissi, comunque, alla finestra, che brillava tutt’intera col suo cielo: quasi si sperava in un’altra visita importuna, in un altro pipistrello vagabondo. Così bello urlare di paura, con l’emozione che diventa voce…

Le grandi spensero persino l’abat-jour, eppure il sonno andava a spasso per la stanza: non si acchiappava più, c’era solo da fingere la quiete.
Rassegnata al silenzio, la piccola pensava Al buio le lenzuola son più bianche, come con la biacca delle scarpe. Allora dovrebbero essere più fresche. E intanto cercava un orlo senza caldo per succhiare, dopo averlo testato con le dita, quando un grido giunse improvviso dalla brandina della Diana.

Al buio quattro ombre apprensive circondarono il letto di dolore: Brucia da morire, piangeva la Diana, lucertola pentita, e tutte le toccarono la schiena. Sì, certo bruciava da morire e la si immaginava rosso pito, una schiena scottona che bisognava raffreddare.
La Rosa aveva vocazione e fu, subito, eletta infermiera, addetta a salvazione. C’era da trovare nei bagagli la crema prodigiosa, quella che la Dina aveva fatto preparare. Serviva per le ragadi da eterno allattamento, quindi, con logica stringente, perfetta come doposole.
Al buio, per evitare altri inconvenienti, la Rosa frugò e frugò e tornò vittoriosa con la scatoletta: una bella spalmata tutta larga, con convinta, sollecita energia. La stanza d’incanto si trasformò in pineta, col profumo di un balsamo che apriva bronchi e naso: note di menta, forse di eucalipto, e quell’odore che naviga gli armadi e diventa cristallo nei cassetti.
Il pianto della Diana ruppe l’idillio boschereccio.
Alla luce apparve la sua schiena: aveva un bel color cremisi, quello degli stendardi della giostra. Lucida e unta faceva un grande effetto.
La Rosa guardò bene l’unguento: vicks vaporub, quello per il raffreddore.
La notte passò fra impacchi e bisbigli, con qualche lacrima di sconsolazione. E soffiatine, a turno, per spegnere il calore.

Sedute sopra il davanzale, la schiena alla luna, ché quella non abbronza.

 

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