Qui come altrove c’è il bambino in piedi, appeso al collo della madre, che quasi gli è pari per statura.
Dà le spalle al mondo. Non vuole vedere chi entra nella stanza dai colori densi alle pareti, a strisce di estro vagabondo.
Ad ogni passo, che segna un nuovo ingresso, il bambino arrotola sul dito i capelli lisci della donna. Ne fa riccioli e onde, campanili precari e scivolosi, girandole piumose, forse trottole per l’aria, chiocciole che sognano la sabbia.
La madre non dà segni di stanchezza, lascia fare: sa di essere il suo gioco, il suo unico cortile.
Lo bacia ogni tanto sulla testa, che ha solo una peluria di pulcino.

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