Qui come altrove c’è la donna che è vissuta accanto alla finestra.
Il fuori entrato di sghimbescio, come il vento che bussa contro i vetri.
Un refolo, i racconti del marito verso sera, alla tavola parca di parole. Folate d’aria fresca, il ritorno dei figli fatti grandi. Spifferi, le chiacchiere delle donne in sosta nella corte.

Un giorno è diventata una cornice: un rigore strano nelle braccia, in squadra con le mani. Il gomito a spigolo. Al centro il cuore navigato dai racconti altrui: fatiche, amori, affanni, un arrivo sperato e disperato, storie d’iridata piuma e storie sconnesse come i sassi.
Niente di suo: tutto un crespo di vita prestato dall’esterno.

Ora le storie non fanno più rumore, stanno quiete dentro la cornice: la donna solo le trattiene, le liscia, le ripassa, nell’orma lasciata dalle cose.
Fa l’appello dei nomi nella classe, dove pare mancare solo il suo.

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