I temporali di settembre perdono la voce.
Solo un raspare di gola, che scoppia in gocce senza durata.

Li si ascolta un po’ amari, capriccio di bambino dai giorni contati.
In fondo, un singhiozzo lontano, un’altra leccata alla terra che male farà.
Le pannocchie stanno al sicuro e i campi pungono adesso di stracci di steli.

La terra è calda e rigetta vapore. la sera. Lo senti quando galleggia: il velo fascia i pioppi stempiati e non dà contorni.

(Un azzurrare senza limpori)

E’ allora che il cielo si apre a nuovi spazi d’indecisione.
E davvero non sai se domani sarà ancora estate.

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