Ieri pomeriggio si era con Anna, la mia storica amica di sempre, a togliere le ultime fotografie, le ultime poesie, le ultime garze (quasi decorative) dalle pareti e dalle griglie che sono state le quinte delle Stanze della poesia.  In mezzo agli operai del Comune che hanno lavorato con una dedizione e una pazienza incommensurabili: senza di loro  (con l’aggiunta di Mirco l’assessore, i volontari delle associazioni, gli amici reclutati con ogni mezzo…)  il vuoto  della scuola  non sarebbe diventato un ‘pieno’ di poesia, né le idee avrebbero trovato cuore, gambe, braccia, … e persino piantine in vaso.

Strano effetto il ritorno al vuoto dopo tanto pieno: la poesia, quando esce dai libri ed incontra le persone, sa creare un effetto deflagrante; baratta il silenzio della degustazione con un senso di gioia frizzantina che riconcilia la gente con la voglia di stare insieme, di guardare, di parlare, sorseggiando un tè arabo o albanese o russo, a piacere.

Non so quante centinaia di persone si siano riversate nelle stanze, dai ragazzi del mattino agli anziani del pomeriggio, passando attraverso tutta la gamma delle sfumature d’età.
Tantissimi giovani, soprattutto, per non dir dei bambini. Giovani fra gli organizzatori, fra i lettori, fra gli ascoltatori, fra gli animatori, fra gli illustratori e fra i ‘padroni di stanza’, responsabili gentili dello scorrere degli eventi.

Sabato 21 è stata una bella giornata di poesia: in ogni angolo ha preso forma una suggestione che ha visto la complicità delle voci e dei suoni, delle immagini e della recitazione, del gioco e del dramma, del classico e dell’assolutamente sperimentale.
Con il valore aggiunto di un contagio d’amicizia e di un travaso, da questo blogspazio a quello della quotidianità, delle dolcissime conoscenze antiche e nuove, con un vicendevole ritorno d’affetto.

Questa non è ancora una cronaca, a cui rimanderò con appositi link, non appena il mosaico dei video sarà pronto.
E’ solo la restituzione di un’emozione, ecco.
E l’occasione per un ‘grazie’ che vorrei fosse come la coperta di Tita: proliferante, capace di dilatarsi oltre ogni steccato, avvolgente come un abbraccio.

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