Qui come altrove, c’è l’uomo che pianta gli alberi.
E c’è una casa che ha vissuto abbastanza e ogni giorno si lascia un poco andare.
L’uomo l’ha stretta di gelsi e di salici, che conoscono il suolo e si cercano, sotto, fra bisce e lombrichi. Vuole per la sua casa un grembo di radici cucite, di mani gentili e intrecciate. Che almeno affondi piano piano e non abbia paura.
L’uomo che pianta gli alberi ha in testa un giardino segreto, un telaio di quinte e di schermi, per giochi di ombre e di luna. Dice sempre “crescerà crescerà e sarà un teatro per lucciole”.

La sera che ne apparve uno sciame, dal fosso, a fasciare la casa, chi c’era pensò che tutto poteva accadere: che il giardino pensato sciogliesse le foglie come nastri di seta, e la casa volasse, leggera, senza più crepe.
Tanto può il desiderio.
O il sogno.

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