Ci sono delle storie che nascono al finire dell’anno, come un pegno d’amore da spendere più in là.

Bisogna prendere un 28 di dicembre di tanti anni fa, con la nebbia fitta, sposata a galaverna, una sbrisolona di ghiaccio, forse zuccherato.
E due ragazzette, una in visita all’altra, con la scusa del greco e del latino, nel viale di robinie: la prima ferrarese quasi di città, la seconda di qua, terza casa in fondo, quella col balcone che la fa sentire giulietta, le sere d’estate con le lucciole.
Il treno fra poco partirà, ma le chiacchiere, le chiacchiere al posto dei quaderni, non sanno d’orologi.
Lui ha l’officina e pure fa servizio pubblico, con una millecinque tutta blu.
(Lui non sa che la ragazzetta da tempo lo sogguarda. Ha saltato tutti i paracarri per farsi notare almeno per meriti sportivi, ha fatto mille pellegrinaggi in piazza, pur di passare vicino all’officina. In un viaggio in taxi di tutta la famiglia ne ha spiato gli occhi nello specchio: belli, scuri, con ciglia lunghe e folte)
La mamma, che ha raccolto ogni segreto, guarda l’ora e dice, un po’ marpiona, dai, correte all’officina che certo il ragazzo ha ancora aperto e vi porta per tempo alla stazione.
Ricerca affannosa del basco che, inclinato, le sta proprio tanto bene, una strusciata dei mocassini contro i calzettoni, e, mentre la mamma non la vede, il cappotto nuovo di natale, corto sulle gambe ben tornite. L’amica trascinata di corsa per la mano.

Certo il colore del viso è rosso pito, ma la voce esce persino disinvolta: Avremmo bisogno di un passaggio …
La millecinque blu fende la nebbia perché i minuti son contati.
Si saluta l’amica in tutta fretta.
La macchina ora non ha voglia di tornare indietro.
Il ragazzo va molto, molto piano: ci vuole prudenza con il buio, l’aria è una calotta di latte andato a male.
Ti interessa il teatro dialettale?
Moltissimo, mente la ragazza.
Faccio le scene, ma occorre un tocco femminile …
Trovato, assicura la ragazza, che odia quegli interni finti, con la tavola imbandita a quadrettini e la credenza disegnata sul cartone.
E si parla, si parla del liceo che anche lui frequentava con la voglia di scappare via, e i sogni di un lavoro ancora da inventare, i progetti ragazzi di cambiare il mondo e l’amore per gli alberi che unisce tutti e due …
La macchina ferma, sotto il lampione.

La nebbia, dolcissima, accoglie ogni pensiero, come stanotte, come sempre, d’altronde, fin da allora.

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